Le disuguaglianze sono probabilmente il male del secolo. Liberalizzazione, terziarizzazione, finanziarizzazione, deindustrializzazione, digitalizzazione sono tutti processi che premiano le grandi città come Roma.

Leggere queste dinamiche all’interno della città non è tuttavia semplice per via della scarsità di informazioni statistiche disponibili a scala sub-comunale, in particolare sui livelli di reddito. Il Comune ha però pubblicato i dati sul reddito imponibile per ciascuno dei 15 Municipi della capitale nel 2013, 2014, 2015 e 2016. Confrontando i dati relativi al 2013 con quelli messi a disposizione dell’Istat in occasione del censimento del 2011 – l’unica occasione nella quale l’Istat mette a disposizione dati a scala sub-comunale, che non includono tuttavia il reddito – emerge che sia il reddito totale che il reddito medio per municipio hanno una correlazione molto alta e significativa con il numero di lavoratori con qualifiche elevate, pari rispettivamente allo 0,95 e allo 0,75. Tale correlazione è superiore ad altre variabili che sono comunque correlate con il reddito, quali quelle relative al livello di istruzione.
Su questa base si è tentato di produrre una rappresentazione il più dettagliata possibile che andasse oltre la scala dei Municipi e anche oltre le zone urbanistiche – la partizione utilizzata nell’ambito di #mapparoma – utilizzando i dati Istat per sezioni di censimento che, nelle zone più popolate della città, riguardano singoli isolati se non addirittura singoli edifici. Il risultato sono le carte pubblicate in questo articolo. Il dato è appunto la percentuale di occupati con alte qualifiche, ovvero lavoratori a media e elevata qualificazione, dirigenti e gestori d’impresa. Per ottenere una rappresentazione più efficace e significativa sono state innanzitutto eliminate le sezioni di censimento con meno di 10 occupati. Sono state inoltre eliminate le sezioni che sono risultate ‘outlier’ rispetto alla distribuzione spaziale della variabile, ovvero con valori particolarmente alti ma circondate da sezioni con valori particolarmente bassi, e viceversa. Sono state infine eliminate le sezioni con valori mediani, ovvero dove la percentuale di lavoratori con qualifiche medio-alte è tra il 40% e il 60%.
Ne risulta una rappresentazione che include in ogni caso quasi due terzi delle sezioni significative ma che è anche estremamente chiara e può anche commentarsi da sola. La “linea di faglia” è infatti immediatamente individuabile: corrisponde a est al tracciato della Tangenziale, prosegue a sud lungo via Cilicia e circonvallazione Gianicolense, a ovest lungo via della Pineta Sacchetti e a nord lungo l’Olimpica. E’ veramente difficile rinvenire al di là di questa area zone di benessere, a eccezione di Corso Francia, Montesacro, Eur, Casal Palocco e poche altre. Sono dati non molto recenti ma che riguardano un fenomeno per buona parte strutturale e che quindi si modifica lentamente nel corso del tempo.

Le poche evidenze disponibili mostrano semmai che la distanza tra queste “due città” sta aumentando. E’ possibile constatarlo dai dati che riguardano i Municipi di Roma che sono interamente o quasi ricompresi in una delle “due città”, ovvero i Municipi I e II da un lato, che sono anche i Municipi più ricchi, e i Municipi IV, V, VI e XI dall’altro lato, ovvero i più poveri. Se infatti dal 2013 al 2016 il reddito di Roma è cresciuto di circa il 2,9%, i due Municipi centrali hanno registrato un aumento superiore, pari al +3,25%, mentre il tasso di crescita dei Municipi più poveri è stato di ben 8 volte inferiore e pari allo 0,36%. E stiamo parlando di quanto accaduto in appena tre anni. La circostanza, per quanto detto sopra, non sorprende, ma preoccupa…

Filippo Celata

Per una lettura più complessiva delle disuguaglianze a Roma si rimanda, oltre che al citato progetto #mapparoma, al rapporto “Atlante delle disuguaglianze a Roma” curato da Filippo Celata e Silvia Lucciarini nel 2016.
La rappresentazione è ispirata al progetto Mapping Incomes della ESRI.

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